Per Giancarlo Cerini
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Quanti ricordano questo pomeriggio di di impegno culturale e politico nella scuola media Balilla di Bari qualche anno fa? Parlava Giancarlo Cerini e tutti erano attenti e partecipi. Era sempre così quando Giancarlo veniva a Bari per inaugurare l'anno sociale del Cidi o per condurre un seminario, tenere una lezione. Giancarlo ci ha lasciati ieri e noi del Cidi di Bari lo ricordiamo affettuosamente e con gratitudine. Ci ha dato molto con le sue parole e con il suo esempio. Era il portavoce culturale e politico di una esperienza scolastica profondamente democratica e partecipativa. Era l'ispettore ministeriale e l'esperto intellettuale che aveva ogni giorno davanti agli occhi i banchi delle scuole, i visi degli studenti, gli sguardi dei docenti con i loro dubbi e le loro domande. Era convinto che la politica scolastica, le leggi i regolamenti devono nascere dalla esperienza concreta dell'insegnamento e non solo dalla astrattezza delle teorie. Giancarlo è stato un lievito riformatore, ha dato forza e lucidità al meglio della scuola italiana, ci ha fatto fare bella la scuola e amare il nostro mestiere. Ci mancherà.
15° Seminario nazionale sul Curricolo verticale,
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Il 15° Seminario nazionale sul Curricolo verticale quest'anno si terrà nelle città di Bari, Cosenza e Firenze nel mese di maggio in modalità online: il 7 a Bari, il 9 a Firenze e il 29 e 31 a Cosenza.
Per partecipare il 7 maggio a Bari compilare la scheda
Per partecipare il 9 maggio a Firenze compilare la scheda
Per partecipare il 29 e 31 maggio a Cosenza compilare la scheda
Ai partecipanti sarà inviato il giorno precedente il link per accedere alla piattaforma.
Negli allegati, in calce, le locandine di ogni sede con il programma delle giornate.
Conviene studiare: riparte il concorso
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Un primo ineludubile approfondimento: cliccare qui per il link originale
Riparte il concorso: conviene studiare
Ripartono i concorsi: ecco una proposta del Cidi di Potenza
https://eu.docworkspace.com/d/sICD-_KBT18augQY
Ragioniamo sulle discipline
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Dialogo con esperti
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Incontri on-line con esperti per docenti di ogni ordine di scuola:
- -18/11 Cesare Cornoldi: Un nuovo paradigma e l'inclusione
-26/11 Giuseppe Bagni: Il ruolo degli organi collegiali
-02/12 Mario Sechi:La didattica e la distanza
-14/12 Alessandra Notarnicola e Rosangela Paparella: Vivere la chiusura
Gli incontri on line si svolgeranno sulla piattaforma Zoom dalle 17:00 alle 18:30. La partecipazione è gratuita per gli iscritti al Cidi, i link di accesso verranno inviati via e-mail un’ora prima.
Per associarsi al Cidi di Bari compilare il modulo accessibile qui. Ulteriori informazioni cliccando qui.
Per aderire a uno o più incontri compilare la richiesta su questo modulo.
Nota sulla Didattica a Distanza
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Il Cidi di Bari esprime la propria indignazione per la chiusura del triennio delle scuole secondarie di secondo grado. Siamo ben consapevoli della gravità dell’ora, ma questo non può voler dire che la scuola debba essere il baluardo democratico che cade. La scuola al contrario va garantita da tutti con tutti gli sforzi necessari. Giammai va chiusa. Ci sembra necessario e doveroso sottolineare anche solo alcune implicazioni di un tale atto
1. La scuola non è un bene disponibile. La scuola è un’istituzione della Repubblica voluta dai padri costituenti per garantire la formazione dei cittadini e la tenuta democratica dello stato.
2. La chiusura della scuola mina pertanto alle fondamenta la democrazia. Nessuno deve poter pensare di chiudere la scuola. Al contrario tutte le componenti della società sono chiamate a garantirla e garantirne il servizio. Non farlo vorrebbe dire arretrare sui diritti fondamentali, diritti che devono essere assicurati sempre.
3. La chiusura della scuola a marzo ha sottratto alle studentesse e agli studenti la possibilità di sentirsi protagonisti del proprio futuro e li ha portati ad una condizione di passività preoccupante. Mostrano oggi di accettare come inevitabile una situazione che non hanno la possibilità di comprendere fino in fondo e di cui non capiscono le conseguenze. Per alcuni di loro quanto sta accadendo si traduce in una chiusura nell’individualismo, a volte l'isolamento più spietato.
4. La “scuola di tutti”, che ci ha accompagnato per anni in tante iniziative e progetti, è solo uno slogan? La scuola “a distanza” non ha alcun fondamento epistemologico e scientifico, è un’invenzione retorica di politici e amministratori e un generoso tentativo di rispondere a uno stato di eccezione, da non ripetere mai più. La scuola “a distanza” è una scuola che “crea distanza”, una distanza che nel tempo può diventare incolmabile.
5. Chi rimane a casa quale esperienza vive? L’esperienza multiforme o dai tanti volti e realtà, spesso costrittiva della famiglia. Le famiglie inoltre non sono uguali per tutti: in molti casi proteggono e a volte si “sostituiscono” al docente, in tante altre situazioni sono il luogo della disgregazione e della povertà culturale. Ancora una volta: la funzione costituzionale della scuola non esiste e non resiste nella moltitudine di variabili personali.
6. Il problema della diffusione del contagio non è rappresentato dalla scuola, dove vigono le regole e dove funzionano sia il distanziamento sia l’uso della mascherina e dei dispositivi. E’ possibile ancora migliorare, ma le scuole hanno messo in atto tutte le azioni richieste, per quello che è nelle loro possibilità e possono inoltre organizzarsi ulteriormente con i doppi turni e gli ingressi scaglionati.
7. Il problema vero che si nasconde dietro una tale decisione politica è rappresentato dai mezzi di trasporto per le scuole secondarie di secondo grado, giacché le scuole primarie e di primo grado sono “scuole di vicinanza” per la stragrande maggioranza. Ci domandiamo dunque: chi doveva strategicamente prevedere e organizzare per tempo? Perché non l’ha fatto? Perché non interviene tempestivamente sulla riorganizzazione dei mezzi di trasporto, invece di sacrificare e congelare le energie di una generazione che si appresta a subentrare in modo attivo nella società? La pianificazione e la soluzione dei problemi attiene alla politica, nel più alto dei suoi esercizi.
8. Chi deve riflettere, chi deve proporre, chi deve fare un’analisi della situazione della scuola se non, in primo luogo, noi docenti? Non ci possiamo esimere dal fare il nostro lavoro, dall’agire professionalmente, dall’intervenire in un dibattito in cui le parti che stanno dentro la scuola tacciono, o sono annichilite dai timori (reali) che prevalgono in situazioni pericolose. Abbiamo il dovere di richiamare tutti sul valore che la scuola rappresenta, a maggior ragione oggi, per una società democratica. Chiudere le scuole vuol dire disporre di esse come si crede. Quale significato reale assume la chiusura di fronte ad un pericolo sanitario? Quali conseguenze ciò comporta?
La segreteria del Cidi di Bari Bari, 23 ottobre 2020





